Palle, Palle!

No, non siamo impazzite… Si tratta, infatti, del grido di battaglia dei sostenitori della famiglia Medici, chiamati non a caso “palleschi”, e con esso si allude alle 6 palle presenti sullo stemma della famiglia, divenute simbolo della dinastia. In questo periodo i Medici sembrano tornati alla ribalta! Vuoi per la notissima fiction andata in onda sulla Rai lo scorso autunno o vuoi perché la loro è una storia che non smette mai di incuriosire e sorprendere, di fatto anche a Prato dei Medici se ne parla molto e a buon diritto direi; tanti sono i luoghi dove hanno lascito il loro zampino o il loro stemma… Li conoscete tutti?! Vediamone alcuni insieme!

Vincenzo Danti, monumento a Carlo di Cosimo de Medici.

Cominciamo dal centro, Cattedrale di Santo Stefano: tanto per cominciare sopra l’ingresso alla sacrestia del Duomo, si trova il bel monumento sepolcrale a Carlo de’ Medici – proposto della Pieve di Santo Stefano per ben 32 anni, dal 1460 al 1492 – voluto da Cosimo I de’ Medici e realizzato tra il 1565 e il 1566 da Vincenzo Danti (nel medaglione ovale possiamo vedere il ritratto del prelato, mentre la statua della Madonna col bambino è chiaramente ispirata a quella scolpita da Michelangelo che si trova a Bruges). Carlo era figlio naturale di Cosimo di Giovanni de’ Medici, detto il Vecchio o pater patriae, e di una schiava circassa comprata a Venezia: i Medici hanno sempre cercato il meglio per i loro figli, anche per quelli nati al di fuori del matrimonio, e Carlo ebbe quindi tante prebende, tra cui la nomina ad abate della Badia di San Salvatore a Vaiano.

Carlo de’ Medici ritratto da Filippo Lippi negli affreschi della Cappella Maggiore del Duomo,

Carlo, per intendersi, è anche colui che seguirà buona parte dei lavori del Lippi alla cappella maggiore: infatti la tradizione vuole che il noto pittore fiorentino lo abbia ritratto nella scena delle Esequie dopo il ritrovamento del corpo di Santo Stefano. Il figlio di Cosimo non è nemmeno l’unico Medici a diventare proposto della Pieve (cioè capo della comunità di canonici della Pieve), alla sua morte la prepositura passò infatti al pronipote, Giovanni di Lorenzo de’ Medici (cioè il figlio del Magnifico), il quale, si può dire, cominciò la propria carriera ecclesiastica proprio da Prato. Giovanni sarà anche colui che, lontano ormai dalla sua gioventù pratese, nel 1512 porterà le truppe della Lega Santa in Prato, affinché con il duro saccheggio della città la vicina Firenze accetti il ritorno dei Medici… Riuscirà nei suoi piani ma tanto dolore porterà ai pratesi.. Ma questa è un’altra storia! Probabilmente alla sua epoca e al suo volere risalgono gli stemmi medicei in terracotta che ancora oggi si possono vedere sul lato corto del palazzo che noi chiamiamo vescovile ma che al tempo era appunto il palazzo del proposto.

Salone del Palazzo Vescovile di Prato.

Mentre il grande stemma mediceo affrescato sopra il camino del salone vescovile risale al tempo in cui era proposto un altro Medici, Alessandro di Ottaviano – dal 1588 al 1605 – membro di un ramo collaterale dei Medici che divenne papa, Leone XI, ma solo per pochi giorni, dal 1 al 27 aprile 1605 quando un raffreddore preso durante una cerimonia in suo onore, lo portò alla morte.

Il “Parato di Santo Stefano”.

Troviamo traccia di Alessandro e delle palle medicee anche al Museo dell’Opera del Duomo dove è conservato l’eccezionale parato di Santo Stefano: un piviale, una pianeta, stole, manipolo e il paliotto in prezioso velluto rosso cesellato e ricamato; furono donati intorno al 1590 alla chiesa pratese dal proposto Alessandro de’ Medici. Lo stemma mediceo in arenaria che campeggia sull’ingresso del palazzo vescovile, invece, è stato scolpito per volere dell’ultimo proposto mediceo, dal 1619 al 1653, anzi l’ultimo proposto pratese – prima cioè della creazione della Diocesi di Prato e Pistoia nel 1653 – Carlo di Ferdinando de’ Medici. E comunque anche nei rosoni del cosiddetto “sopracielo” del pulpito esterno del Duomo, ovvero il controsoffitto ligneo che chiude il baldacchino a ombrello del pulpito, ci sono le palle medicee… Le avevate mai notate?

Nell’angolo a sinistra fa capolino lo stemma mediceo…

 

Ovviamente non solo il potere spirituale era spesso nelle mani dei Medici: quello temporale venne automaticamente in mano ai Medici quando Prato, come tutte le città toscane cadute sotto il dominio di Firenze, passò al dominio mediceo.

Ecco che allora non possono mancare le palle medicee sul Palazzo del Comune: realizzato nella prima metà del XVI secolo all’angolo con via Mazzoni, la Giustizia e la Fortezza in arenaria reggono lo stemma mediceo.

Anche un noto edificio pratese come la Basilica di Santa Maria delle Carceri ha a che vedere con la famiglia fiorentina: saputo del miracolo accaduto sul luogo delle antiche carceri, e avuta notizia dell’intenzione del Comune di Prato di costruirvi un santuario, Lorenzo il Magnifico nel maggio del 1485 bloccò tutti i lavori già avviati, si occupò di persona della faccenda e impose il suo architetto di fiducia, Giuliano da Sangallo…

Fuori le mura di Prato troviamo un altro sogno ad occhi aperti del Magnifico: la villa di Poggio, detta Ambra, con le annesse Cascine di Tavola, una razionale tenuta agricola; una palude che Lorenzo de’ Medici trasformò in fertili praterie dove si allevavano mucche, pecore, maiali, conigli, daini, api, bachi da seta, per non parlare degli orti e dei frutteti… Passa qualche decennio e i Medici fanno il bis di ville nel territorio che oggi è pratese: il granduca Ferdinando I sul colle di Artimino fa costruire tra il 1596 e il 1600 la villa chiamata “dei Centocamini”, un rifugio dove ristorarsi dalle fatiche della caccia svolta all’interno del Barco Reale.

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