La “scuola di Babbo Natale” a Prato?!

Lo sai che nel quartiere Santa Trinita abbiamo la “scuola di Babbo Natale”?! Ok, però non devi immaginarti una fucina, piena di elfi, da cui escono regali per i bimbi di tutto il mondo… Si tratta di una scuola, un conservatorio per l’esattezza, intitolata al Santo a cui è intitolato l’antico monastero che ospita la scuola: San Niccolò. Cosa c’entra dunque il Santo con Babbo Natale?! La risposta è semplice: San Nicola, detto anche San Nicola di BariSan Niccolò, e Babbo Natale, detto anche Santa Claus, sono la stessa persona! Non ci credi?! Ecco qua spiegato come ciò sia potuto accadere…

La maestosa Basilica di San Nicola a Bari.

La maestosa Basilica di San Nicola a Bari.

Nicola, o Niccolò, visse tra il III e il IV secolo dopo Cristo, divenne vescovo della città turca di Myra – allora compresa nell’impero bizantino – e divenne subito noto per le sue grandi elargizioni di denaro e doni ai più poveri. Morì a Myra il 6 dicembre, presumibilmente dell’anno 343, forse nel monastero di Sion. Nel 1087 le sue spoglie furono traslate a Bari (giacché la città di Myra era caduta nelle mani dei musulmani) dove fu costruita una Basilica in suo onore e questo è il motivo per il quale il santo è conosciuto anche con il nome di San Nicola di Bari.

 

nicolasresucita

Il Santo, ancora senza barba, che resuscita i bambini uccisi. Miniatura del XV secolo.

San Nicola divenne, già nel Medioevo, uno dei santi più popolari del cristianesimo e protagonista di molte leggende riguardanti miracoli a favore di poveri e defraudati. Ma perché diventò anche protettore dei bambini e mitico dispensatore di doni? La ragione sta soprattutto in due leggende che si diffusero in Europa intorno al 1200. La prima, e più nota, racconta del giovane vescovo Nicola che salva tre ragazze dalla prostituzione facendo recapitare in segreto tre sacchi d’oro al padre, che così può salvarsi dai debiti e fornire una dote alle figlie. Nella seconda, Nicola entra in una locanda il cui proprietario ha ucciso tre ragazzi, li ha fatti a pezzi e li ha messi sotto sale, servendone la carne agli ignari avventori. Nicola non si limita a scoprire il delitto, ma resuscita anche le vittime, ed ecco perché è stato poi invocato come protettore dei bambini.

6-dic-san-nicola

Il Santo in un dipinto del XVII secolo. La tinozza con i bambini resuscitati è rimasta immutata nei secoli e rimane un suo segno distintivo.

 

 

 

 

 

La figura del santo divenne quindi popolarissima e pian piano prese campo il raffigurarlo sempre in abiti vescovili ma come un anziano dalla folta barba bianca. Per molti secoli, infatti, il culto di san Nicola – e la tradizione di fare regali ai bambini – si continuò a celebrare il 6 dicembre, come avviene tuttora in diverse zone dell’Italia del Nord e dell’arco alpino, fino in Germania. Col tempo al santo vennero attribuite alcune caratteristiche tipiche di divinità pagane preesistenti, come il romano Saturno o il nordico Odino, anch’essi spesso rappresentati come vecchi dalla barba bianca in grado di volare.

 

 

 

Poi, nei primi decenni dell’Ottocento, diversi poeti e scrittori cominciarono a impegnarsi per trasformare il Natale in una festa di famiglia, recuperando anche la leggenda di san Nicola. Già in un libro del 1809, Washington Irving immaginò un Nicola che passava sui tetti con il suo carro volante, trainato da una renna, portando regali ai bambini buoni…

san-nicola-2011

Secondo la tradizione olandese, Sinterklaas (Santa Claus) in abiti vescovili, porta i doni ai bambini durante la vigilia di Natale ma cavalcando un cavallo bianco che vola sui tetti; i suoi aiutanti scendono nei comignoli per lasciare doni ai bambini.

 

weihnachts-st-nikolaus

 

 

 

 

 

Le renne divennero otto e il carro divenne una slitta nella poesia A Visit From St. Nicholas, scritta nel 1822 da Clement Clark Moore. Dal nome nordico di Nicolaas deriva il noto Santa Claus e per molti decenni ancora il santo venne rappresentato con varie fattezze e con vestiti di varie forme e colori.

 

 

Santa Claus disegnato da Thomas Nast.

 

Solo verso la fine del secolo XIX, grazie soprattutto alle illustrazioni di Thomas Nast, grande disegnatore e vignettista politico, si impose la versione “standard”: un adulto corpulento, vestito di rosso con i bordi di pelliccia bianca, che parte dal Polo Nord con la sua slitta trainata da renne e sta attento a come si comportano i bambini. Nicola perde così del tutto gli attributi del santo e le vesti da vescovo.

 

 

E la Coca-Cola in tutto questo cosa c’entra?! Nel 1931 l’azienda The Coca-Cola Company cominciò a fare pubblicità sulle riviste popolari e volle che la campagna rappresentasse un Babbo Natale florido, realistico e simbolico allo stesso tempo. Così la Coca-Cola commissionò al disegnatore Haddon Sundblom delle illustrazioni pubblicitarie con protagonista Babbo Natale, un vero Babbo Natale, non un uomo vestito da Babbo Natale. Sundblom si ispirò alla poesia di Clement Clark Moore del 1822 e il suo Santa Claus, disegnato sulla base di un modello dal vivo – il suo amico Lou Prentiss, un venditore in pensione –  debuttò nelle pubblicità di molte riviste americane. Così’ dal 1931 al 1964 le pubblicità Coca-Cola ebbero come protagonista Babbo Natale che regalava giocattoli, si riposava per leggere una lettera e godersi una Coca-Cola, faceva visita ai bambini rimasti alzati per vederlo e svuotava i frigoriferi: immagini che hanno contribuito a condizionare l’idea che abbiamo nella mente di Babbo Natale. 

header_cocacola

 

Ma, a questo punto, c’è da chiedersi: com’era il vero volto di San Nicola?! Sappiate che Catherine Wilkinson, un’antropologa  forense della University of Manchester, ha cercato di ricostruirne il vero aspetto basandosi sui resti umani conservati nella cripta della Basilica di san Nicola di Bari. Quando, negli anni Cinquanta del secolo scorso, la cripta fu restaurata, il cranio e le ossa del santo furono accuratamente misurate, fotografate e radiografate. Wilkinson ha esaminato questi dati alla luce delle moderne tecniche dell’antropologia forense, aiutandosi con un software di ricostruzione facciale e aggiungendo dettagli dedotti dalle fattezze delle popolazioni mediterranee dell’epoca. Il risultato – un uomo anziano, dalla pelle olivastra, il naso rotto forse nel corso delle persecuzioni, e barba e capelli grigi – è stato illustrato nel documentario della BBC The Real Face of Santa ed eccone il volto ricostruito:

tumblr_ngt9yhaltg1rcgyrwo1_500

Torniamo in fine alla nostra Prato: il monastero, femminile, di San Niccolò fu fondato e costruito nel XIV secolo per volere del cardinale Niccolò da Prato – illustre personaggio del tempo – che scelse quindi il santo che portava il suo nome come patrono del monastero. A questo punto della storia, magari, vorresti sapere quali sono i simboli di San Nicola che ancora oggi possiamo scovare in giro per il Conservatorio di San Niccolò… E, già che ci siamo, potresti aver voglia di visitare l’antico monastero scoprendone la storia e i tesori… Se le cose stanno così abbiamo preparato questa visita per te…

Una visita che dà il via ad una nuova collaborazione tra ArteMìaSpazio Teatrale Allincontro, associazione pratese che si occupa di teatro, che ci sostiene nelle iniziative natalizie pensate per il Consorzio Santa Trinita.

Visiteremo la “Scuola di Babbo Natale”, ovvero in Conservatorio di San Niccolò, SABATO 17 DICEMBRE, il ritrovo è fissato per le ore 15.00 direttamente al Conservatorio (in Piazza Niccolò Cardinale, 6 – PRATO).

Per Informazioni e prenotazioni (obbligatoria): arianna@artemiaprato.it340 510 1749

Arianna Pierattoni di ArteMìa – Seguici anche su Facebook

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *